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Persone con disabilitą

A cura di Ledha

Archivio notizie

04/07/2020

Strutture residenziali: le persone ricoverate non possono ancora incontrare i familiari

La denuncia dei legali del Centro Antidiscriminazione di LEDHA: questa restrizione espone molte persone con disabilitą a rischio segregazione all'interno delle RSD

Dal mese di marzo -da quando è stato introdotto il lockdown su tutto il territorio nazionale per contenere la diffusione del Coronavirus- una famiglia residente in provincia di Monza e Brianza non può visitare né far uscire il proprio figlio minore con grave disabilità ricoverato in una struttura residenziale. Allo stesso modo, una donna residente in provincia di Lecco non riesce a fare visita al fratello -un uomo di 50 anni con sindrome di Down- ricoverato in una struttura residenziale. Infine, per mesi i genitori di un ragazzo con autismo non hanno potuto incontrare il figlio: solo da metà giugno la struttura residenziale in cui vive il ragazzo ha permesso visite all’aperto ma solo per brevi periodi di tempo. A un uomo con disabilità motoria viene negata la possibilità di uscire dalla RSD dove vive.

Nel corso delle ultime settimane diversi genitori e familiari di persone con disabilità si sono rivolte al Centro Antidiscriminazione di LEDHA per segnalare l'impossibilità a visitare i propri congiunti ricoverati all'interno di strutture residenziali. In base a quanto previsto dall'applicazione della DGR 3226 del 9 giugno di Regione Lombardia, infatti genitori, figli, fratelli e caregiver non possono ancora incontrare di persona i propri congiunti ricoverati all’interno di strutture residenziali. La delibera -che era già stata criticata da LEDHA e da altre realtà del terzo settore lombardo- disegna infatti un sistema di norme estremamente rigido. Un impianto che avrebbe potuto essere adeguato all’inizio della pandemia (quando sarebbe stato necessario rendere impermeabili i servizi residenziali, come le RSA, alle diffusione del Covid 19), ma che oggi risulta totalmente sproporzionato rispetto alla situazione attuale. Ed espone molte persone con disabilità a rischio segregazione.

La delibera di Regiorn Lombardia, infatti, dispone che l'accesso alle strutture residenziali per persone con disabilità da parte di familiari, caregiver e conoscenti sia consentito solo eccezionalmente e su autorizzazione del responsabile medico della struttura stessa. Quindi, mentre il resto della società civile si apre a nuove relazioni sociali, la fase di confinamento per tutte le persone con disabilità che vivono nei servizi residenziali si sta prolungando a tempo indeterminato.

A fronte di questa situazione, i legali del Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi di LEDHA-Lega per i diritti delle persone con disabilità hanno inviato una lettera all’assessore regionale al welfare Giulio Gallera, al Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, Mauro Palma e al coordinatore del Comitato tecnico scientifico dell’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità, Giampiero Griffo sottolineando il carattere discriminatorio di questa situazione. “Ogni restrizione imposta alle persone che vivono nelle strutture residenziali, qualora non sia ragionevolmente motivata, può costituire una discriminazione sanzionabile ai sensi della legge 67/2006”, scrivono gli avvocati Laura Abet e Giulia Grazioli.

Secondo i legali di LEDHA -una volta adottati i necessari protocolli di sicurezza e i dispositivi di protezione individuale- non può essere mai negato il diritto di incontrare il proprio familiare, dentro o fuori la struttura. Sempre, ovviamente, nel rispetto delle norme attualmente in vigore oltre che del diritto delle persone con disabilità alla dignità e all’inclusione, come previsto dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dallo Stato italiano con legge 18/2009".

Un ulteriore elemento di criticità è dato dalla previsione normativa voluta da Regione Lombardia che contiene indicazioni specifiche in merito alla gestione delle uscite dalle strutture residenziali "che risultano lesive dei diritti delle persone con disabilità in quanto restrittive e limitanti". Subordinando, ad esempio, la possibilità di uscita dalla struttura all'autorizzazione del responsabile della struttura, Regione Lombardia attribuisce una discrezionalità estremamente ampia al medico della struttura che può limitare la libertà di movimento di una persona.

“Auspichiamo che Regione Lombardia provveda alla modifica della DGR, tenendo conto delle osservazioni esposte dai legali del nostro Centro Antidiscriminazione che stanno già fornendo supporto e consulenze alle famiglie che si trovano in questa difficile condizione -commenta Alessandro Manfredi, presidente di LEDHA-. Se sarà necessario ricorrere alle vie legali per garantire i diritti delle persone con disabilità coinvolte in questa vicenda, LEDHA non esiterà a schierarsi al loro fianco”.

 

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