Questo sito utilizza cookie. Proseguendo la navigazione si acconsente al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy.
Informativa estesa         

Persone con disabilità

A cura di Ledha

Archivio notizie

16/11/2015

Pagare il giusto. Tra equità e qualità

Un documento redatto dal Coordinamento bergamasco per l'integrazione lancia una proposta innovativa: pagare anche oltre quanto previsto dalle norme, per servizi di qualità.

Pagare il giusto - e se necessario pagare anche oltre quanto strettamente previsto dalle norme - per servizi di qualità. Questo l’intento espresso nel documento “Qualità dei servizi per il progetto di vita” redatto dal Coordinamento bergamasco per l’integrazione e inviato al Consiglio di rappresentanza dei sindaci della provincia di Bergamo. “Questo documento è stato sviluppato in occasione della stesura dei regolamenti comunali rispetto ai servizi, alla partecipazione della spesa, alla qualità di questi servizi. Con l’obiettivo di portare il punto di vista e il contributo delle famiglie e delle associazioni delle persone con disabilità”, spiega Antonio Bianchi, del Coordinamento bergamasco per l’integrazione. 



Il documento, che è frutto del confronto tra le associazioni e i genitori rappresentanti dei 23 Centri diurni per disabili della provincia di Bergamo, prende spunto dal fatto che “le persone con disabilità che si affacciano al mondo adulto e che cercano risposte nel sistema dei servizi, trovano contenitori caratterizzati da una forte rigidità a cui sono costretti ad adeguarsi se non vogliono rimanere a casa”. E sempre più spesso li trovano saturi.

Da qui prende avvio una riflessione innovativa: che pone al centro il principio di “pagare il giusto” da una prospettiva diversa. “Se ci fosse una rigida applicazione dell’Isee, la quasi totalità delle famiglie potrebbe ottenere una sostanziale esenzione del pagamento delle rette per il servizio - spiega Antonio Bianchi -. Nel documento avanziamo la nostra disponibilità a venire incontro alle esigenze degli enti gestori. Siamo disposti a pagare qualcosa in più a fronte di una maggiore qualità dei servizi. Per superarne le rigidità e fare in modo che venga messa al centro dell’attenzione la qualità della vita delle persone con disabilità”.
 


In primis, si chiede ai centri una maggiore flessibilità interna. Ad esempio di offrire agli utenti la possibilità di usare anche spazi orari che attualmente non sono considerati: qualche ora in più di apertura al pomeriggio o nei fine settimana. “Anche per sperimentare degli spazi di autonomia”, spiega Bianchi. Altro elemento qualitativo importante da prendere in considerazione, la possibilità per le persone con disabilità di “comporre” la propria partecipazione a servizi diversi. Una possibilità che non viene prevista dai regolamenti attuali. 


Da parte delle famiglie, dunque, c’è la disponibilità a contribuire alle rette per i servizi, ma con un’avvertenza: “In nessun caso, la richiesta delle retta deve comportare un impoverimento e una situazione di sofferenza delle famiglie”, puntualizza Antonio Bianchi. Nello specifico si chiede di “prevedere un meccanismo automatico e vincolante per i comuni a favore delle famiglie con comprovate situazioni di povertà, che attesti l’esonero completo o parziale della compartecipazione, che risulterà a carico del Comune”.



Destinatari del documento redatto dal Coordinamento bergamasco per l’integrazione è il Consiglio di rappresentanza dei sindaci della provincia di Bergamo. L’obiettivo: ottenere delle linee guida comuni a livello provinciale, che si rifacciano ai criteri indicati dalle associazioni. “Uno dei punti di forza di questo documento sta nell’elevata partecipazione delle associazioni e dei rappresentanti dei CDD - commenta il presidente del Coordinamento bergamasco per l’integrazione, Claudio Burini -. La situazione sul territorio provinciale è molto variegata. Sia per quanto riguarda i costi, alcuni accettabili e altri improponibili, sia per la qualità del servizio”. Il documento va nella direzione dell’equità, anche attraverso forme di solidarietà fra i contesti territoriali che siano in grado di mediare diversi costi dei servizi, ad esempio nei trasporti. E nella direzione della qualità dei servizi, nella prospettiva del progetto di vita.



Condividi: Facebook Linkedin Twitter email Stampa