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Persone con disabilitÓ

A cura di Ledha

Archivio notizie

04/06/2013

Politiche per la disabilitÓ del Comune di Milano? Al momento solo tagli orizzontali

Due delibere approvate lo scorso 24 maggio prevedono la riduzione del 30% dei fondi per l'autogestione delle persone con disabilitÓ e il taglio del 50% delle risorse dedicate ai soggiorni di sollievo.

Il Comune di Milano emette in sequenza due delibere che colpiscono le persone con disabilitÓ, con importanti tagli trasversali alle risorse. La prima delibera (numero 1205/2013) Ŕ stata approvata il 24 maggio scorso e prevede un taglio del 30% del contributo economico per l'autogestione delle persone con disabilitÓ. La seconda (numero 1204/2013), approvata lo stesso giorno, riguarda i soggiorni di sollievo per le persone con disabilitÓ e vede un taglio di oltre il 50% delle risorse dedicate. Insieme ad un aumento consistente della partecipazione al costo da parte delle famiglie delle fasce di reddito medie.

La prima delibera va a colpire l'assistenza domiciliare indiretta, che prevede l'erogazione di un contributo economico per l'autogestione dell'aiuto personale, mediante l'instaurazione di un rapporto di lavoro con un operatore di fiducia (come previsto dalla legge 162/98). Una riduzione del 30% del contributo comunale compromette in maniera importante il diritto all'autonomia e alla vita indipendente delle persone con disabilitÓ. Inoltre non Ŕ previsto alcun possibile correttivo legato al progetto di vita della singola persona con disabilitÓ.

Si tratta di una lesione del diritto di scelta sancito dalla legge 18/2009 con cui l'Italia ha ratificato la Convenzione ONU dei diritti delle persone con disabilitÓ. Un testo che, all'articolo 19, ribadisce per le persone con disabilitÓ "la possibilitÓ di scegliere, su base di uguaglianza con gli altri, il proprio luogo di residenza e dove e con chi vivere e non siano obbligate a vivere in una particolare sistemazione".
Di fronte a questo taglio, le persone con disabilitÓ che si sono costruite una vita (casa, lavoro ecc.) e le loro famiglie si vedranno costrette ad affrontare maggiori costi in un momento in cui sono giÓ indebolite dalla crisi economica.

L'effetto sarÓ quello di spingere la persone con disabilitÓ a richiedere di fruire dell'assistenza domiciliare diretta. Un'opzione che, paradossalmente, potrebbe rivelarsi controproducente per il Comune. Numerose ricerche, compiute dagli anni Sessanta a oggi da parte dei movimenti per la vita indipendente, hanno infatti dimostrato che l'assistenza domiciliare diretta costa molto di pi¨ al Comune che Ŕ chiamato a erogare "direttamente" questi interventi tramite cooperative accreditate. Un servizio che, inoltre, Ŕ pi¨ rigido rispetto alla definizione di un contratto di lavoro con un assistente personale che viene invece "tarato" sulle necessitÓ del singolo.

Ancora una volta il Comune ha preso una decisione senza confrontarsi su questi strumenti, nonostante nel documento allegato al Piano di Zona venisse indicata questa come criticitÓ da affrontare in maniera condivisa.

Anche la scelta di ridurre il limite di reddito familiare per accedere al contributo per i trasporti (da 5 a 2 volte il reddito minimo vitale annuo) seppur parametrato Ŕ una chiara indicazione della volontÓ di escludere dal contributo quante pi¨ persone possibili. Aumentando cosý la forbice di discriminazione tra lavoratori normodotati e persone invece che non possono fare a meno di un servizio trasporto ad hoc in quanto ancora oggi la rete dei servizi pubblici milanesi non pu˛ garantire un utilizzo costante e puntuale.

Anche la residenzialitÓ non resta indenne: i contributi per i buoni sociali per progetti residenziali che consentivano di avviare percorsi in strutture sperimentali vedono una diminuzione del 30%. La vita delle persone con disabilitÓ ne esce mortificata ancora una volta e le spinge verso l'ingresso in strutture residenziali, sradicando le persone dal proprio contesto sociale e con un maggior costo per l'Amministrazione e alimentando una lista di attesa giÓ critica da anni.

Di tenore diverso, ma non meno grave, lo scenario che si delinea a seguito dell'approvazione della seconda delibera (numero 1204/2013) che riguarda i soggiorni di sollievo per le persone con disabilitÓ e che prevede un taglio di oltre il 50% delle risorse dedicate. Oltre a un aumento consistente della partecipazione al costo da parte delle famiglie delle fasce di reddito medie.

Bisogna poi aggiungere il fatto che a oggi (4 giugno 2013) non Ŕ ancora stato individuato il soggetto che dovrÓ gestire l'organizzazione dei soggiorni: reperire offerte, organizzare uno sportello per le persone con disabilitÓ... Una situazione nebulosa che a distanza di meno di un mese dall'inizio dei soggiorni di sollievo lascia perplessi: siamo di fronte a un ritardo che mette a serio rischio l'organizzazione di queste iniziative.
In ogni caso anche qui la possibilitÓ di scegliere delle persone viene lesa ancora una volta e quindi ci aspettiamo che molti cittadini milanesi con disabilitÓ si troveranno costretti a rinunciare ad un periodo di vacanza con un incremento dei costi assistenziali che ricadranno sulle persone e sulle famiglie.

Anche in questo caso Ledha Milano Ŕ dispiaciuta di non aver avuto l'occasione di ragionare insieme al Comune prima della delibera di questi atti. E auspica ancora una volta che in futuro vi possa essere volontÓ e spazio di avviare un percorso di confronto.

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