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Persone con disabilità

A cura di Ledha

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21/05/2013

L'appartamento (accessibile) spagnolo

Sei mesi a Barcellona per l'Erasmus: grazie al Centro Progetto di Vita (CPV) di LEDHA, Mauro ha potuto realizzare il suo progetto. “Ho potuto provare a vivere senza la mia famiglia e ci sto riuscendo. So che posso farcela”.

"Avevo voglia di mettermi alla prova in una situazione nuova, fare un'esperienza all'estero, vivere da solo. Attualmente sto frequentando tre corsi all'università, vado in palestra da solo, faccio sport... era quello che volevo". Nemmeno la connessione tremolante di Skype, riesce a smorzare l'entusiasmo di Mauro Perrone, 22enne di Cinisello Balsamo (Milano), che dallo scorso gennaio vive a Barcellona, dove sta perfezionando il proprio percorso di studi in Giurisprudenza grazie al progetto Erasmus.
Un viaggio tutt'altro che facile perché Mauro, che frequenta il quarto anno all'università Bicocca di Milano, è affetto da tetraparesi spastica. "È un'esperienza molto positiva, innanzitutto dal punto di vista didattico e accademico. Ho potuto confrontarmi con studenti provenienti da tutto il mondo e ho imparato una nuova lingua - spiega Mauro -. Inoltre è stata un'esperienza fondamentale a livello personale: ho potuto provare a vivere senza la mia famiglia e ci sto riuscendo. Ho capito che posso farcela".
Ma il percorso che ha portato Mauro dall'ateneo milanese alle aule dell'Università autonoma di Barcellona è stato lungo e impegnativo. "Il bando è stato pubblicato nel dicembre 2011 e io ho sostenuto il colloquio a maggio", ricorda Mauro. Tra l'ammissione al progetto Erasmus e la partenza passano però nove lunghi mesi: "Con gli operatori del Centro Progetto di Vita (CPV) di LEDHA e l'Università abbiamo lavorato per arrivare preparati al momento della partenza - spiega Mauro -. Quello che più mi preoccupava era la possibilità di fallire, di dover rinunciare a questo progetto e tornare in famiglia. Questo mi sarebbe pesato molto, anche in vista di tentativi futuri di avviare un percorso di vita autonoma".

"Gli operatori del CPV sono stati fondamentali - ricorda Mauro - Mi hanno aiutato nel prendere i contatti con le università, nella gestione della parte burocratica, nel capire quali fossero gli atenei che offrono servizi agli studenti con disabilità. Non ce l'avrei fatta a gestire tutto da solo".

Risolvere i problemi logistici è stata la sfida più impegnativa. Mauro però ha potuto contare sul supporto del Servizio per gli studenti con disabilità dell'università Bicocca. "Abbiamo trovato un appartamento accessibile all'interno del campus dell'università - spiega Mauro -. Ma il problema maggiore è stato trovare un accompagnatore che venisse qui con me e che mi aiutasse nella gestione quotidiana". Una ricerca che si è conclusa sul filo di lana, a poche settimane dalla partenza: "Ho avuto supporto di un ragazzo che ha vissuto con me sino a fine marzo - aggiunge Mauro - poi dai primi di aprile mi ha raggiunto la mia ragazza. Staremo qui sino a luglio, quando si concluderà il mio percorso in Erasmus".

Ma la vita a Barcellona, per uno studente universitario poco più che ventenne, non può limitarsi solo allo studio. "Le mie giornate sono sempre piene", commenta soddisfatto Mauro che riesce a ritagliarsi il tempo per praticare sport (ha partecipato ai campionati italiani paralimpici di atletica leggera che si sono svolti a Grosseto, ndr) e in Spagna ha anche iniziato a praticare una nuova disciplina, la "boccia paralimpica": "Qui ho la fortuna di potermi allenare con due atleti che hanno partecipato alle Paralimpiadi di Londra. E mi piacerebbe proporre questa disciplina anche in Italia".
Una vita piena, anche grazie alla buona accessibilità dei mezzi pubblici: "Dal campus ho il collegamento diretto con il centro di Barcellona, a Plaza Catalunya - spiega Mauro -. Il treno è completamente accessibile e mi sposto da solo anche quando devo andare ad allenarmi in palestra". Un po' più critica la condizione degli autobus, specialmente quelli notturni, che spesso e volentieri non hanno le rampe: "Ma questo non vuol dire rinunciare alla vita sociale, che resta fondamentale".
Il rientro in Italia è previsto a luglio, con la conclusione della sessione d'esame. Ma sei mesi vissuti all'insegna dell'autonomia e dell'indipendenza non possono trascorrere senza lasciare traccia: "Questa esperienza sarà uno stimolo in più a finire gli studi, iniziare a lavorare e andare a vivere fuori casa", conclude Mauro.

 

I.S.

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