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Persone con disabilità

A cura di Ledha

Archivio notizie

13/06/2012

Contro la violenza, contro i pregiudizi

Matteo Schianchi, storico ed autore del libro “La terza nazione del mondo”, racconta la sua esperienza di testimonianza all’interno del Progetto “Settimana contro la violenza” che ha interessato molto scuole anche della Lombardia.

 

Settimana contro la violenza è un progetto promosso dai ministeri per le Pari Opportunità e dell'Istruzione. L'obiettivo è promuovere all'interno delle scuole occasioni di formazione utili a promuovere rispetto e tolleranza contro ogni forma di violenza e discriminazione. Gli incontri si svolgono durante tutto l'anno scolastico e sono tenuti da persone legate ad associazioni nazionali impegnate nella promozione dei diritti e delle istanze di persone appartenenti a categorie particolarmente soggette a forme di discriminazione e violenza (fisica e psicologica), tra cui le persone con disabilità. Tra gli estensori del progetto c'è la Federazione italiana superamento dell'handicap (Fish), per la quale ho svolto alcuni di questi incontri in diverse scuole italiane, da Sud a Nord.

 

È sempre interessante incontrare i ragazzi, anche in quelle classi in cui i loro insegnanti te li presentano come scapestrati e disinteressati. I più disgraziati, come tutti gli altri, di disabilità e dei temi degli stereotipi e dei pregiudizi non ne sanno in gran parte nulla. In ogni caso, se questi incontri sono svolti basandoli su un'attiva partecipazione dei ragazzi (il dialogo, un questionario, commento di filmati, confronto su alcune questioni), le soddisfazioni sono molte: sia per chi li svolge, sia per i ragazzi stessi (stando alla loro partecipazione e al loro apprezzamento, oltre che alle comunicazioni successive fattemi dagli insegnanti).

 

Rispetto alle precedenti edizioni (è la terza), quella di quest'anno prevedeva in molte scuole non un semplice intervento (2 ore), ma moduli più articolati. Tale modalità ha reso possibile, non solo fare passare alcuni semplici e per nulla scontati messaggi sui temi della discriminazione (in generale e sulla disabilità in particolare), ma di lavorare meglio e in modo approfondito su alcuni meccanismi discriminanti. È stato possibile affrontare meglio le questioni degli stereotipi e dei pregiudizi, non solo a livello teorico, ma nel quotidiano, anche con la pratica di un linguaggio corretto come primo elemento, non certo l'unico, di non discriminazione. Peraltro, ascoltare chi i "nostri temi" non li conosce e non li frequenta abitualmente è molto istruttivo: permette di uscire dall'autorefenzialità e impone di pensare i discorsi e il fare cultura, innestando il sentire, le riflessioni e l'esperienza "nostri", sul sentire degli altri che, mai come in questi casi è così chiaro. È imbevuto di pregiudizi, è un senso comune che sembra andare da sé, anche sulla stretta attualità. Due grandi temi emergono, infatti, spesso: la questione dei falsi invalidi, che agli occhi di molti di loro sembra avere misure sproporzionate (la propaganda mediatica, se qualcuno ancora dubitasse, funziona bene anche in questo caso) e l'uso dell'espressione diversamente abile. Il mio argomentare contro simili mistificazioni è senza quartiere, al punto, sembra, di convincerli. Spero.

 

Complessivamente mi sono confrontato con ragazzi motivati dagli incontri, in alcuni casi con situazioni di discorsi abbastanza inclusivi, a parole, in molti altri ho costatato che i pregiudizi, i buonismi, le ignoranze attorno al tema sono ben radicati. Il confronto con loro ha tuttavia messo ugualmente in luce che esistono modalità (che passano necessariamente per la partecipazione dei ragazzi stessi) per farli riflettere sui loro comportamenti, sul loro essere inconsapevoli portatori di un senso comune e di comportamenti discriminanti. È in questo decostruire per poi tentare di ricostruire (con concetti forti mostrati nella loro concretezza) che questi interventi formativi possono trovare la loro principale ragione d'essere. La discriminazione, è noto, va di pari passo non solo con i "vuoti del diritto", ma anche con l'ignoranza, i pregiudizi e le paure.

 

Matteo Schianchi

 

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