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Persone con disabilità

A cura di Ledha

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02/05/2012

Lavoro, la crisi colpisce le persone con disabilità

Sono 8mila i posti scoperti a Milano e provincia. Le aziende preferiscono non assumere e vanno così ad alimentare il fondo regionale, che ammonta a circa 40 milioni di euro.

 

Se tutte le imprese private le aziende municipalizzate e i comuni facessero il loro dovere, a Milano e provincia non ci sarebbero più persone con disabilità senza lavoro. "I posti di lavoro scoperti sono circa 8mila - spiega Claudio Messori, direttore di Anmil - mentre le persone con disabilità iscritte al collocamento e disponibili a un impiego sono circa 7.500".

In base a quanto previsto dalla legge 68/99, le centinaia di imprese con posti scoperti devono pagare sanzioni salate: 57,17 euro al giorno per ogni lavoratore con disabilità non assunto. Soldi che vanno ad alimentare il Fondo regionale per l'inserimento lavorativo che, nel 2011, ammonta a 40 milioni di euro. "Alle Province, però, questi soldi sono arrivati solo in parte - puntualizza Messori -. La Regione ha trattenuto circa il 35% di quella somma per destinarla ad altre spese, sempre nel campo della disabilità, ad esempio la formazione".

 

La Cgil chiede più controlli da parte dell'ispettorato del lavoro "azioni virtuose" alle amministrazioni pubbliche. "Non è pensabile che i soggetti più ostici siano aziende ospedaliere, strutture pubbliche, aziende a partecipazione pubblica o grosse banche", aggiunge Corrado Mandreoli, segretario della Cgil Milano.

 

Il momento è particolarmente delicato e le persone con disabilità stanno pagando la crisi più degli altri. Nel 2011 le assunzioni obbligatorie a Milano e provincia sono state 1.500, in netto calo rispetto al periodo precedente la crisi, quando erano circa duemila all'anno. "Le aziende riducono il personale per la crisi. E tra coloro che finiscono nelle liste degli esuberi ci sono spesso coloro che sono stati assunti con la legge 68", aggiunge Mandreoli.

A soffrire anche le cooperative sociali, storico bacino d'impiego per le persone più fragili: i comuni riducono spese e commesse (ad esempio la manutenzione del verde), tagliando così il lavoro per le imprese sociali.

 

Malgrado le difficoltà, una completa applicazione della legge 68 è fondamentale. Perché il lavoro è un diritto, ma non solo. È strumento di emancipazione, tassello prezioso per costruirsi una vita autonoma, a beneficio non solo del singolo, ma di tutti. "Bisogna smetterla di pensare all'inserimento lavorativo delle persone con disabilità come una questione tecnica - aggiunge Corrado Mandreoli -. Se la legge 68 venisse applicata veramente si andrebbe a innescare una spirale virtuosa che mette al centro l'autonomia del singolo e che, al tempo stesso, alleggerirebbe il carico di altri servizi".

Il tasso di disoccupazione tra le persone con disabilità è enormemente più alto rispetto a quello di tutte le altre categorie. E questo non può più essere considerato inevitabile. La Convenzione Onu per i diritti delle persone con disabilità sancisce ufficialmente (articolo 27) "il diritto di potersi mantenere attraverso un lavoro liberamente scelto o accettato in un mercato del lavoro e in un ambiente lavorativo aperto, che favorisca l'inclusione e l'accessibilità alle persone con disabilità".

 

(I.S.)

 

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