Polemica sulle “aule cucù”. Ledha Como scrive una lettera aperta al sindaco Rapinese
Il coordinamento critica le parole scelte dal primo cittadino per definire gli spazi dedicati ai bambini con bisogni educativi speciali: "Espressione gratuitamente offensiva e inaccettabile"
Nei giorni scorsi il sindaco di Como, Alessandro Rapinese, è intervenuto in consiglio comunale durante un dibattito dedicato alla riorganizzazione delle scuole comunali. Un tema che in città è molto sentito e su cui il sindaco è intervenuto utilizzando toni e parole che hanno suscitato la protesta delle associazioni di persone con disabilità riunite nel coordinamento Ledha Como.
Le associazioni hanno inviato al primo cittadino una lettera aperta in cui stigmatizzano l’utilizzo dell’espressione “aule cucù” usata da Rapinese per indicare gli spazi dedicati ai bambini con bisogni educativi speciali. Un’espressione “alquanto fuori luogo e gratuitamente offensiva. Oltre che totalmente inaccettabile”.
Parole di questo tipo, continua Ledha Como, non solo feriscono la sensibilità di molte famiglie, insegnanti e operatori, “ma tradiscono una visione profondamente riduttiva del ruolo della scuola e del valore dell’inclusione, che si auspicherebbe fossero sostenuti e valorizzati da tutti”. A partire proprio dal primo cittadino.
Nel testo della lettera si ricorda a Rapinese che gli spazi (dalle aule ai laboratori, dalle palestre alle mense) rappresentano elementi educativi fondamentali: se ben progettati e organizzati diventano luoghi educativi e di apprendimento. Inoltre questi spazi di relax e decompressione sono indispensabili per garantire il diritto dell’inclusione scolastica degli alunni e degli studenti con disabilità: ambienti educativi pensati con professionalità e cura per favorire il benessere di tutti.
Ma soprattutto le associazioni evidenziano che “le parole scelte, il luogo in cui vengono espresse e le finalità per le quali si spendono, contano. Esse devono costruire, non ferire; devono includere, non escludere. Esattamente come dovrebbe fare una politica attenta e vicina ai bisogni della propria comunità”.
Ledha Como chiede dunque al sindaco Rapinese di “riconsiderare le sue parole, nonché le sue scelte in materia di istruzione. Prima di parlare di chiusure o di spazi ‘da eliminare’, sarebbe opportuno ascoltare chi ogni giorno lavora nelle scuole, progetta percorsi educativi complessi e accompagna con dedizione i bambini più fragili. L’inclusione non è un lusso: è un diritto sancito dalla Costituzione e da convenzioni internazionali. La città di Como, che vanta una lunga tradizione educativa, non può permettersi di arretrare su questo fronte”.
Il testo integrale della lettera di Ledha Como è in allegato


