Progetto di vita: non esistono due binari paralleli
Il Testo unico regionale sulla disabilitā riapre il confronto con il Decreto 62. Per Giovanni Merlo, direttore di LEDHA, le due norme vanno nella stessa direzione: il Progetto di vita č uno solo e i veri nodi da sciogliere stanno nel welfare
Il 14 giugno 2026 il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato il "Testo unico degli interventi regionali per l'inclusione sociale e la tutela delle persone con disabilità o in condizioni di fragilità e per le attività di assistenza e cura”, che raggruppa, senza particolari modifiche cinque leggi regionali in materia di disabilità tra cui la Legge 25/2022 sulla vita indipendente.
L'operazione è stata fatta senza coinvolgere le associazioni di persone con disabilità e, in nome della semplificazione, rischia di complicare le cose se si parla di diritto alla vita indipendente. Le vecchie norme, infatti, sono state abrogate e il nuovo testo non cita mai il Decreto legislativo 62/2024, che definisce il Progetto di vita come livello essenziale. Intanto il Decreto 62 è in sperimentazione in sette province lombarde su dodici, fino all'entrata in vigore generale nel 2027.
Che rapporto c'è, allora, tra le due leggi? Per Giovanni Merlo, direttore di LEDHA la risposta è netta: il Progetto di vita "non può che essere uno solo" e "non sono previsti né prevedibili due binari paralleli". Le due norme usano la stessa definizione (individuale, personalizzato e partecipato) e hanno la stessa radice nella Convenzione Onu. Per questo sono "in buona parte sovrapponibili, in parte complementari" e solo in misura residuale divergenti. In entrambe il Progetto di vita diventa l'elemento regolatore del welfare: è il sistema dei sostegni ad adeguarsi alla persona, non il contrario. E la persona con disabilità ne è sempre titolare, qualunque sia l'intensità del sostegno di cui ha bisogno. La sua partecipazione deve essere sostanziale: la Valutazione multidimensionale non può ridursi a «una semplice riunione».
In un lungo articolo pubblicato sul sito di LEDHA-Lega per i diritti delle persone con disabilità, Merlo analizza i punti in cui i testi si distinguono. In entrambi il Budget di progetto è flessibile e può essere usato oltre i vincoli dei singoli servizi. Alcune previsioni sono complementari. Solo la legge regionale istituisce i Centri per la vita indipendente e definisce l'assistenza personale. La norma nazionale affida il procedimento agli Ambiti, quella lombarda ai Comuni, che restano comunque garanti come enti che rappresentano la comunità. Sulle risorse personali la legge regionale appare meno protettiva, ma resta valido il Dpcm 159/2013. Il contributo dei familiari può esserci, ma deve restare libero e volontario.
Secondo Merlo, i nodi veri non stanno nella coesistenza delle due leggi ma dentro i sistemi di welfare. Il primo è la cultura dei servizi, a cui si chiede una «cessione della responsabilità della sovranità, oggi in capo ad altri, alle persone con disabilità». Il secondo è la riconversione delle risorse, frenata da fondi rigidi e frammentati. Il terzo sono le comunità, ancora poco inclusive.
Per leggere l'approfondimento di Giovanni Merlo sul sito di LEDHA clicca qui.


