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Persone con disabilitā

A cura di Ledha

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07/05/2026

Un gradino non č solo un gradino. Un libro per conoscere le discriminazioni e contrastarle

In libreria "Disabilitā e discriminazione: conoscere, riconoscere e agire", il libro che racconta i primi dieci anni di attivitā del Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi di LEDHA.

Esce in libreria per i tipi de La Vita Felice "Disabilità e discriminazione: conoscere, riconoscere e agire", un'opera nata dall'esperienza del Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi (CAFB) di LEDHA-Lega per i diritti delle persone con disabilità. Firmato da Laura Abet, avvocata e responsabile del Centro Antidiscriminazione, e Alberto Fontana, dirigente del terzo settore e da anni guida organizzazioni nazionali e promosso modelli innovativi di cura, tra cui i Centri Clinici NeMO

Il libro non è una semplice raccolta dei casi più significativi trattati dal Centro nei suoi primi dieci anni di attività (2015-2025), ma una riflessione profonda sulla qualità della nostra democrazia, prendendo come parametro il rispetto dei diritti delle persone con disabilità.

La grande rivoluzione: dal "bisogno" al "diritto"

La tutela dei diritti delle persone con disabilità è sempre stata al centro dell'attività di LEDHA. Nel 2015, però, il suo storico Centro legale ha assunto la nuova denominazione di Centro Antidiscriminazione: “Non è stato solo un cambiamento di nome, ma di una vera evoluzione nella concezione dei diritti -spiega Laura Abet-. Prima ci occupavamo di leggi violate, ora ci occupiamo anche di ciò che spesso non si vede o non si vuole vedere: discriminazioni sottili, culturali, istituzionali. Un gradino non è solo un ostacolo fisico, ma una barriera che dice a una persona che non può entrare in un determinato luogo, che è invisibile”.

Il lavoro del Centro Antidiscriminazione di LEDHA ha come obiettivo rendere visibili le discriminazioni e, di conseguenza, le persone che vengono discriminate a causa della loro disabilità. Un impegno che affonda le proprie radici nel lavoro e nell'esempio di Franco Bomprezzi, giornalista e attivista per i diritti delle persone con disabilità, a cui il Centro è dedicato. “Franco ci ricordava spesso che essere visibili è un diritto e non un privilegio -commenta Alberto Fontana-. Oggi portare avanti la sua eredità significa continuare a lavorare affinché nessuno venga lasciato indietro”.

Un paradosso tutto italiano

Il libro evidenzia un paradosso tutto italiano: il nostro Paese possiede un quadro normativo tra i più avanzati al mondo (dall'inclusione scolastica a quella lavorativa, dalle norme sull'abbattimento delle barriere architettoniche alle leggi sulla vita indipendente) eppure queste norme spesso rimangono lettera morta, perché non vengono tradotte in azioni concrete.

Laura Abet e Alberto Fontana approfondiscono cinque temi che ritengono fondamentali per garantire una buona qualità di vita alle persone con disabilità: accessibilità, inclusione scolastica, assistenza e diritto alla vita indipendente, discriminazione intersezionale e lavoro. In ciascun capitolo vengono affrontati casi particolarmente significativi, partendo dai fatti, dalle storie.

Perché i diritti, come sottolinea nella prefazione Giuseppe Guzzetti, già presidente di Fondazione Cariplo, “non sono mai qualcosa di astratto, ma possibilità concrete di partecipare alla vita della società. I casi narrati mostrano quanto sia necessario vigilare e agire. Perché il pregiudizio non si dissolve da solo”.

Cinque casi di discriminazione da manuale

L'Arengario di Monza. La cultura come diritto di tutti

Per anni il Comune di Monza ha utilizzato lo storico Arengario - inaccessibile alle persone con disabilità motoria - come spazio per mostre di prestigio. Nonostante le ripetute segnalazioni e le diffide, il Comune ha continuato a ospitarvi eventi. LEDHA ha quindi presentato ricorso al Tribunale di Milano, che ha riconosciuto la discriminazione. La sentenza ha stabilito che l'accessibilità non è un optional tecnico, ma una condizione preliminare per l'esercizio dei diritti.

Il liceo musicale "Carlo Tenca". Il diritto a scegliere il proprio percorso di studi

La quindicenne Maria desiderava frequentare il liceo musicale, ma durante le prove di ammissione le sono stati negati gli strumenti di cui avrebbe avuto bisogno per affrontare il test in condizioni di parità con gli altri candidati (testi ingranditi e assistenza). Il tribunale ha sanzionato il comportamento discriminatorio messo in atto dalla scuola. Un'ordinanza importante, che apre una riflessione generale sulla persistente discriminazione che molte persone con disabilità continuano a subire nelle scuole, anche nei contesti di ammissione e selezione.

Il Comune di Milano. La solidarietà pubblica e i diritti

Nel 2018 il Comune di Milano ha approvato una delibera con cui chiedeva alle persone con disabilità di intaccare i propri risparmi personali (fino a cinquemila euro) prima di poter accedere ai servizi di assistenza sociale. Di fatto, chi aveva un minimo di patrimonio era costretto a erodere il proprio fondo di sicurezza personale pur di ottenere il diritto all'assistenza. Il Centro Antidiscriminazione ha accompagnato un gruppo di associazioni nel presentare un ricorso che ha avuto esito positivo. La sentenza del TAR della Lombardia ha ribadito un principio fondamentale: i diritti sociali non possono dipendere solo dal patrimonio individuale, ma anche dalla solidarietà pubblica.

La residenza e il diritto alla Misura B1

Nel 2020 il Tribunale del lavoro di Milano ha dichiarato “discriminatorio e irragionevole” il requisito di due anni di residenza in Lombardia per accedere ai contributi del Fondo per la non autosufficienza (la cosiddetta Misura B1), in quanto introduce una barriera arbitraria a un diritto fondamentale. Il ricorso ha evidenziato anche il rischio di discriminazione intersezionale nei confronti delle persone con disabilità di origine straniera, per le quali è spesso più difficile soddisfare il requisito della residenza prolungata e che, per motivi lavorativi o familiari, sono soggette a una maggiore mobilità sul territorio nazionale.

Lavoro, permessi “doppi”. Un diritto di cura

Rita, madre sola di due figlie con disabilità, aveva già esaurito i due anni di congedo straordinario retribuito per assistere la prima figlia. L’Inps le ha negato il congedo per la seconda figlia, sostenendo che questo beneficio fosse fruibile una sola volta nella vita lavorativa, indipendentemente dal numero di persone da assistere. Nel 2024 il Tribunale di Milano ha ribaltato questa visione, accogliendo il ricorso presentato da LEDHA, e stabilendo che il congedo deve essere garantito perché si tratta di un diritto legato al familiare assistito, non un "bonus" personale del lavoratore da usare una sola volta.

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Titolo: "Disabilità e discriminazione: conoscere, riconoscere e agire"
Autori: Alberto Fontana e Laura Abet
Editore: la Vita Felice (Milano, 2026)
Prefazione: Giuseppe Guzzetti

Attualmente il libro è disponibile solo in formato caraceo, è possibile ordinarlo sul sito della casa editrice, su Amazon o Ibs. A breve sarà disponibile anche il formato e-book

 

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