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Persone con disabilità

A cura di Ledha

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07/07/2021

Approvare senza ulteriori indugi il Ddl Zan

Asgi, Rete Lenford e FISH (Federazione italiana per il superamento dell'handicap) chiedono ai senatori di approvare la norma per "evitare che altre dimensioni della dignità e della personalità restino esposte all’odio e alla violenza"

Approvare, senza ulteriori indugi o ripensamenti, il Disegno di legge Zan. È la richiesta avanzata ai Senatori della Repubblica da tre associazioni che “si occupano, apparentemente, di tematiche differenti” accomunate però dalla “lotta contro le disuguaglianze e le discriminazioni, qualunque ne sia il motivo e in qualunque situazione si verifichino”. Asgi (Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione) che tutela i diritti delle persone di origine straniera o appartenenti a minoranze etniche che risiedono nel nostro Paese, Rete Lenford che promuove la diffusione della cultura e del rispetto dei diritti delle persone LGBTI+ e FISH, federazione di numerose associazioni di persone con disabilità.

“La libertà di espressione, la libertà di insegnamento e la libertà religiosa continueranno ad essere salvaguardate, come dimostra la giurisprudenza, dalle stesse disposizioni costituzionali che, sino ad oggi, hanno consentito di tutelare adeguatamente i fattori della nazionalità, dell’origine etnica e della religione, già ricompresi nella disciplina penale sulla quale oggi interviene il ddl Zan -si legge nel testo della lettera aperta pubblicata dalle tre associazioni-. Il Senato può finalmente evitare che altre dimensioni della dignità e della personalità restino esposte all’odio e alla violenza".

Il cosiddetto “Disegno di legge Zan” (disegno di legge 2005), infatti, prevede l’estensione dell’ambito di applicazione delle sanzioni già previste dalla Legge Mancino, che già puniva gli atteggiamenti e i comportamenti discriminatori relativi all’etnia, alla razza e alla religione.

Le associazioni evidenziano come “lentamente e in modo disomogeneo, ma sempre più nettamente, la società in cui viviamo e l’ordinamento giuridico italiano hanno fatto passi significativi per realizzare quella ‘pari dignità’ e quell’uguaglianza ‘senza distinzione di condizione personale o sociale’ che l’articolo 3 della nostra Costituzione attribuisce come compito alla Repubblica”. Tuttavia, troppo spesso donne, persone dello stesso sesso, persone con disabilità e persone straniere sono vittime di discriminazioni nella loro vita quotidiana, sul posto di lavoro, a scuola, nei rapporti con la burocrazia e la pubblica amministrazione. La strada verso l’uguaglianza è ancora lunga per l’esistenza di ostacoli culturali, sociali ed economici che ne impediscono la piena realizzazione, ma anche per significative carenze del nostro ordinamento.

“Chi commette atti violenti per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi è punito più gravemente di chi commette i medesimi atti per odio motivato dall’orientamento sessuale, dal genere, dal sesso, dall’identità di genere o dalla disabilità della vittima -sottolineano Asgi, Rete Lenford e Fish. Allo stesso modo, è punito chi istiga a commettere atti discriminatori o violenti per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, ma “non chi istiga a commettere le medesime discriminazioni per motivi fondati sull’orientamento sessuale, sul genere, sul sesso, sull’identità di genere o sulla disabilità della vittima. Tutto questo non è accettabile”.

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