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Persone con disabilità

A cura di Ledha

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26/03/2012

Alla Scala con la scuola: il Teatro risponde

Rispettati gli obblighi di legge, non vi è alcuna discriminazione. Pubblichiamo la risposta inviataci dall’Ufficio Stampa del Teatro alla Scala.

 

"Gentile Ledha,

vengo a conoscenza del caso di Alessia solo ora e cerco di rispondere in maniera serena e circostanziata.

Il teatro alla Scala rispetta tutti gli obblighi di legge riguardo all'accesso delle persone diversamente abili, ma essendo un edificio progettato e costruito nel 1778, e come tale protetto dalla Soprintendenza alle Belle Arti, dispone di soli due posti a fondo sala per carrozzine, che vengono regolarmente occupati quasi tutte le sere. Appunto per questo, è necessaria notizia della presenza di persona diversamente abile: la mamma di Alessia ammette che questa presenza non era stata segnalata, e il direttore di sala ha semplicemente evidenziato la fortuna di non avere già occupato tale spazio. Questo non mi sembra discriminatorio. Infatti Alessia è entrata.

La mamma di Alessia lamenta la sistemazione su un "corridoio in pendenza", "lontano dai compagni"; ma appunto quello è l'unico spazio disponibile, segnalato e concesso dalla Soprintendenza e dagli organi di vigilanza. Il paragone con il teatro che lei cita è del tutto inappropriato: quel che è possibile in un teatro "normale", non lo è appunto alla Scala. In platea non è possibile alloggiare carrozzine, e del resto ciò non avviene in alcun teatro d'opera. La lontananza dai compagni era inevitabile.

La mamma di Alessia lamenta di esser stata allontanata dopo alcuni "vocalizzi" della ragazza. Ma questo è un altro tipo di problema. In un luogo in cui un ascolto concentrato e silenzioso è parte costitutiva dell'esperienza, nessun rumore, commento o suono dalla platea può essere ammesso. E anche questo non rientra in alcuna forma di discriminazione: fa semplicemente parte dei "codici" cui qualunque spettatore è tenuto al rispetto. Lo impone la difficoltà della musica che alla Scala si propone, lo chiedono in primo luogo gli artisti chiamati a uno sforzo di concentrazione assolutamente fuori del comune, lo possono pretendere tutti gli altri spettatori, che pure hanno un diritto acquisito.

Non riesco veramente a ravvisare alcuna forma di discriminazione in quanto è avvenuto.

Cordiali saluti.

 

Carlo Maria Cella
Capo Ufficio Stampa
Chief Press Officer
Teatro alla Scala

 

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