Questo sito utilizza cookie. Proseguendo la navigazione si acconsente al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy.
Informativa estesa         

Persone con disabilità

A cura di Ledha

Ultime notizie

25/05/2010

Pagare il Giusto: Tredici sentenze confermano i diritti delle Persone con disabilità

Il TAR della Lombardia si è pronunciato in questi giorni a sostegno delle associazioni e dei singoli cittadini famigliari di assistiti: persone con gravi disabilità e anziani cronici non autosufficienti.

Sono tredici le sentenze emanate dal TAR Lombardia 3° sezione, presieduto dal dott. Giordano, nelle quali si afferma che i famigliari degli assistiti ricoverati in residenze socio sanitarie e assistenziali non sono tenuti a pagare le rette. Queste a norma di legge devono essere pagate dal singolo assistito (facendo riferimento al solo reddito ISEE personale) e la eventuale parte mancante dal comune di residenza.

I comuni oggetto del ricorso sono quelli di Milano, Como, Pavia, Varese, Cinisello Balsamo, Tirano, Castiglione, Oggiono con S. Stefano, Vimercate, Bignago per i quali è stato deciso che debbano provvedere all'adeguamento del proprio regolamento comunale alle normative vigenti.

Particolarmente importante risulta la sentenza numero 1584 del TAR di Milano depositata in data 20/05/2010 dove si fa esplicito riferimento al rispetto dei LEA, Livelli essenziali di Assistenza, nella determinazione della partecipazione al costo del servizio, con potere del Giudice amministrativo di non applicare le delibere regionali contrarie.

Si legge infatti nella sentenza che "A tal fine occorre fare riferimento alla classificazione contenuta nell'art. 3 septies del D.Lgs 502 del 1992 che distingue fra prestazioni sanitarie a rilevanza sociale e prestazioni sociali a rilevanza sanitaria, i cui oneri finanziari ricadono pro quota fra SSN e comuni in base a criteri che devono essere stabiliti con apposito atto di natura regolamentare (comma 3 dell'art. 3 septies cit.), e prestazioni socio sanitarie ad elevata integrazione sanitaria che devono essere, invece, assicurate dalle aziende sanitarie e comprese nei livelli essenziali di assistenza sanitaria, secondo le modalità individuate dalla vigente normativa e dai piani nazionali e regionali, nonché dai progetti-obiettivo nazionali e regionali (comma 5 dell'art. 3 septies cit.)".

E ancora "Sono classificabili come prestazioni socio sanitarie ad elevata integrazione sanitaria, erogate dalle aziende sanitarie ed a carico del fondo sanitario, quelle caratterizzate da particolare rilevanza terapeutica e intensità della componente sanitaria le quali attengono prevalentemente, fra l'altro, alle patologie terminali, le inabilità e le disabilità conseguenti a patologie cronico degenerative.
Non è possibile escludere tout court dall'ambito delle prestazioni in questione quelle relative alle fasi di lungo degenza, così come vorrebbe la Regione".
A questo proposito LEDHA si batte da anni attraverso la sua campagna "pagare il Giusto" che si propone di tutelare le persone con disabilità affinché sia rispettata la legislazione vigente, secondo la quale la persona con disabilità è tenuta a pagare i servizi solo in base al proprio reddito personale e non a quello dei propri famigliari.
"Siamo soddisfatti dei risultati ottenuti che hanno confermato l'importanza degli elementi difesi dalla campagna Pagare il giusto promossa da LEDHA - afferma Fulvio Santagostini, presidente LEDHA - Ci auguriamo che queste sentenze vengano recepite in maniera positiva dagli altri comuni e dai diversi livelli istituzionali. Ribadiamo però che la soluzione definitiva del problema non può essere un continuo braccio di ferro a livello legale tra persone con disabilità e istituzioni locali, ma deve passare attraverso una revisione complessiva del sistema e in particolare attraverso la approvazione dei LEA e dei LIVEAS a livello nazionale e di conseguenza regionale.


Nelle sentenze è stato messo in particolare risalto il fatto che "il criterio di individuazione dei soggetti aventi diritto a prestazioni ritenute essenziali dalla legge statale non può essere diverso da un territorio regionale all'altro, in quanto ciò provocherebbe un diverso trattamento tra persone oggettivamente nelle stesse condizioni, sicché, pure a parità di condizioni, la stessa prestazione, essenziale in base alla legge, sarebbe accessibile per alcuni e non per altri".
Oltre a questo è chiaramente ribadito che "In tale ambito non vi è spazio per un'integrazione lasciata alle singole amministrazioni comunali, che non possono modificare o integrare, in mancanza di norme ad hoc, il criterio dettato in modo necessariamente uniforme dal legislatore statale."
"La scelta di ricorrere al tribunale per far valere i propri diritti - spiega Vanni Seletti, presidente F.A.D. Sondrio, coordinamento territoriale aderente a LEDHA - è sempre una scelta estrema e dolorosa in quanto ci pone in contrapposizione con chi per dovere istituzionale dovrebbe essere il garante dei diritti della persona e , sottolineiamo noi, della famiglia, della loro presa in carico e del progetto di vita. Ma questo avviene quando c'è mancanza di dialogo e di confronto sulle ragioni che vengono poste. Noi ribadiamo che vogliamo pagare, ma "pagare il giusto" e in questa logica ci auguriamo che si apra un confronto con tutte le istituzioni interessate".
"LEDHA - continua il Presidente - si rende disponibile ad un confronto con i comuni per trovare soluzioni di equilibrio tra il rispetto dei diritti delle persone con disabilità e le esigenze economiche dei comuni".

 

 

Condividi:

FISH - Federazione Italiana per il Superamento dell'HandicapLedha - Lega per i diritti delle persone con disabilità

Ledha Via Livigno, 2 - 20158 Milano :: tel. 02 6570425 :: info@ledha.it

Informativa sull'uso dei cookie

Realizzato da Head&Hands & MediaDesign